Comunicato n. 14 del 24-7-2015 – 2° risposta alla 2° lettera aperta dell’ASSOCIAZIONE “Amici Comit – Piazza Scala”

Care socie e cari soci, ecco il comunicato-risposta a cui

premettiamo il comunicato del 22-7-2015  di “Amici Comit – Piazza Scala” e i relativi commenti di presentazione con nostre evidenziazioni in giallo

Caro Masia,

in risposta al tuo comunicato del 17 luglio ti inviamo una seconda ed ultima "lettera aperta" nella speranza che tu possa rivedere le tue posizioni anche alla luce dei risultati del sondaggio, effettuato autonomamente dal sito "Piazza Scala" sul gradimento degli ex colleghi circa la possibilità di giungere ad una transazione. Da tali risultati si può evincere che il 98% degli iscritti all'ANPEC sarebbe favorevole a tale soluzione. Dato che riteniamo tu non possa non tenere conto.

In attesa di un tuo riscontro, ci è gradita l'occasione per salutarti caramente,

Associazione "Amici Comit - Piazza Scala"

Il Consiglio Direttivo  

L'Associazione Amici Comit - Piazza Scala ha inviato ad Antonio Masia (Presidente pro-tempore Direttivo Anpecomit) una seconda lettera aperta che riscontra il suo comunicato n. 13 che, apparentemente conciliante sulla partecipazione dell'Anpec ad un tavolo di lavoro, in realtà contiene distinguo, premesse e preclusioni tali da sembrare dirette ad impedire un incontro tale da portare ad una democratica conclusione della vertenza.
Ecco il testo della seconda lettera aperta, che contiene anche il cennato comunicato n. 13:
Dal tuo comunicato n. 13 (qui di seguito riportato) si evince chiaramente che l'ampia disponibilità a partecipare ad un tavolo di lavoro per la soluzione dei problemi del Fondo, disponibilità da te ribadita anche di recente, è in realtà più formale che sostanziale.
Infatti, vengono poste condizioni preliminari che rendono di fatto non percorribile l'ipotesi di un accordo stragiudiziale che ponga fine all'annosa vicenda.
La presenza dei Sindacati, come certo ricorderai, è stata da te sempre indicata come indispensabile ed è per questo che ritenevo di poter contare su di te per il loro coinvolgimento; apprendo che ciò, ora, non è possibile, quindi “fate voi”, cioè noi.

Quanto alla difesa ad oltranza dell'art. 27, che viene di volta in volta da te ribadita, mi permetto di ricordare che ogni ricorso di opposizione allo Stato Passivo – penso anche quello da te depositato – richiede al primo punto proprio l'applicazione dell'art.27: quindi nessuna “primazìa” da parte di alcuno, ma soltanto la convinzione che tale articolo vada applicato, quantomeno ai ricorrenti.
Ma tu insisti sull'applicazione “erga omnes”, che piacerebbe ovviamente a tutti, ma, allo stato attuale, appare come un'araba fenice.
Infatti, ben 24 sentenze della Cassazione hanno indicato una strada diversa, senza entrare nel merito dell'art. 27. Eppure un’occasione l’ANPEC l’ha avuta, quella in sede di presentazione delle memorie alla Suprema Corte, nella quale l’allora “pool di avvocati” aveva inserito il ricorso incidentale relativo alla validità dell’art. 27, purtroppo tu e l’avv. Pileggi vi opponeste con veemenza a quel ricorso (vedansi in proposito i comunicati emessi all'epoca), chiedendone in extremis il ritiro in Cassazione – cfr. comunicato n. 19 ANPEC del 1.12.2012. Pertanto, di fronte all'opposizione dei Liquidatori e perfino degli stessi ricorrenti, i Giudici non poterono che affossare il ricorso incidentale così l’occasione svanì: come mai allora non era necessario accertarne la validità ed ora invece si fanno cause, o quanto meno si ricorre “ad adiuvandun”, per tale accertamento?

Ti informo, infine, che numerosi Legali, che hanno depositato opposizioni allo Stato Passivo, hanno espresso il loro consenso perché ci si adoperi per una soluzione transattiva, senza dover aspettare un altro anno.

In conclusione l'ANPEC pone delle condizioni che gli altri dovrebbero accogliere; quindi, non di tavolo di lavoro si tratterebbe, ma di una accettazione di linee da te preconfezionate. E' evidente pertanto che, per andare eventualmente avanti, necessita una revisione di fondo del tuo atteggiamento.

Attendo una tua risposta entro una decina di giorni, non lo prendere come un “controdictat”: ognuno è libero di fare le sue scelte.
Da parte nostra è ora necessario prendere una decisione che, anche in mancanza delle presenza dell'ANPEC ad un tavolo di confronto, sarà quella di continuare a lavorare per un accordo transattivo, senza trascurarne un auspicabile miglioramento.
Quando saremo alle fase finale, prima di inoltrarlo al Presidente del Tribunale, ne daremo notizia pubblica.

Sergio Marini
Associazione “Amici Comit - Piazza Scala”

Milano, 22 luglio 2015

Sinceramente, a leggere il Vostro comunicato e le espressioni di accompagnamento del Vostro Consiglio Direttivo e di Piazza Scala, non riusciamo nè a capire cosa volete dall’Anpecomit, né a catalogare con chiarezza la Vostra iniziativa.

Volete che Noi rinunciamo alle nostre richieste sull’ar. 27 per agevolare il Fondo a concludere il suo iniquo progetto che riconosce come unici creditori e aventi diritto coloro che in verità non lo sono, se non in via residuale, ed ai quali occorre il coraggio e l’onestà intellettuale di dire: i soldi che vi vogliono attribuire non vi spettano, nella misura e nelle motivazioni indicate?

Dovreste spiegare di grazia a chi spettano innanzitutto le PLUSVALENZE, senza però rifugiarVi  nella indebita gabbia fallimentare in cui hanno voluto strumentalmente infilare la vicenda, peraltro, come documentabile, senza alcun vostro particolare disappunto e contrarietà. Anzi!.

Parlate chiaro per favore e così, finalmente, ci capiremo, e lasciate perdere di ricordarci gli esiti peraltro poco indicativi e poco verificabili del sondaggio a sostegno. Pensate davvero che tanto basti a condizionare la nostra posizione? 

Questa materia, colleghi, è “sangue e carne viva” per tutti coloro che a fine 99 furono costretti a subire prelievi forzosi dai loro zainetti e da alcune pensioni (98/99, e reversibili) per 650 miliardi di Lire! Di cui Noi, e non Voi, da sempre chiediamo il rimborso per TUTTI i beneficiari, così come stabilito da un accordo fra le Fonti Istitutive (Banca e Sindacati) poi trasfuso nello statuto vigente (art.27). 

E a proposito dell’esigenza, da Noi rivendicata, che l’art. 27 debba essere applicato “erga omnes” mettiamo in evidenza, condividendola, la seguente risposta data ieri l’altro da un collega (offriamo così un’altra “rondine che non fa primavera” all’altare di Izeta) al Vostro Presidente Marini:Chi invoca l’articolo 27 e non riconosce che applicarlo ad alcuni si ed ad altri no è contro i basilari principi giuridici generali, mente sapendo di mentire”.

 Potete sostenere il contrario? Di fronte ad ogni iniziativa del Fondo/Banca non avete mai fatto la minima rimostranza e reazione, a parte qualche accenno, all’acqua di rosa e con evidenti contraddizioni, a favore dell’art. 27. Loro, i Liquidatori, imperterriti, continuano a scrivere e sostenere a colpi di parcelle salatissime il concetto: tu sei creditore anche se non ci hai rimesso 1€, tu non lo sei anche se ti abbiamo portato via una discreta porzione del tuo credito, impegnandoci a rendertela in tempo migliori.

Anzi dite con gioia che finalmente il Fondo sta per distribuire soldi ai poveri bisognosi anzianissimi pensionati. Ma, Vi chiediamo, quelli che ci hanno rimesso i soldi e hanno DIRITTO al risarcimento, chi sono, secondo Voi? Tutti giovani, pimpanti e benestanti? Ma come mai la vostra raffinata intelligenza si spende a favore di una tesi così evidentemente ingiusta e aberrante? Dei patti scritti e sottoscritti non Vi importa proprio nulla? Ditelo!

Come si può esprimere compiacimento per l’imminente erogazione dell’acconto ai soli pensionati ante’98, che, oltrettutto, non hanno subito alcun danno  e prospettare eventuali accordi “transattivi” per coloro che furono chiamati ad un ingente sacrificio nel presupposto, poi rivelatosi non reale, che il Fondo versasse in una situazione di squilibrio ? (cfr. “Amici” 11.4.2015, 6.7.2015).

Peraltro, i Liquidatori con l’erogazione di questo ulteriore  acconto esprimono la convinzione che “in questo modo le percentuali globali degli acconti saranno tendenzialmente uniformate”…. Grande mistificazione !

Basterebbe soffermarsi sul tabulato contenente il prospetto-progetto dell’imminente erogazione per comprendere la realtà della situazione, non limitando il calcolo percentuale al solo 1° acconto sulle plusvalenze erogato ai primi del 2008.

E come mai, anziché rispondere a queste domande continuate a chiedere a noi, e non al Fondo per iscritto ed in maniera pubblica, di  organizzare il “tavolo”? Come se Noi ci fossimo mai proposti per tale compito! Noi abbiamo sempre scritto che siamo disposti a partecipare ad un “tavolo” con tutte le parti in causa, non che lo proponevamo Noi. Se voi pensate di riuscirci e di portare al “tavolo” Fondo (che ancora tace) e Sindacati, fatelo e invitateci. Ci saremo.

Ma chiarite prima, come abbiamo fatto noi, da che parte state rispetto a Liquidatori e Banca.  Noi sia chiaro non siamo disponibili a trattare sul principio e sulle nostre ragioni di credito (Art. 27), e ci opponiamo al provvedimento del Presidente della sezione fallimentare, pur disponibili a valutare tutti insieme a cosa è possibile rinunciare tutti insieme per addivenire ad una soluzione extra giudiziaria equilibrata e di buon senso.

Ma se voi consentite che “i buoi escano dalla stalla”, alias, se consentite o meglio se vi sta bene la distribuzione progettata di somme che intaccano definitivamente quanto a garanzia del’art.27 di cui occorre invece aspettare l’esito giudiziario finale e definitivo dei ricorsi pendenti, di che cosa parliamo? Degli avanzi miserevoli da distribuire solo ad alcuni?

La nostra risposta ufficiale, quindi, alla Vostra “2° lettera aperta” è quella contenuta nel nostro comunicato precedente, n. 13 del 17-7-2015 che RIBADIAMO parola per parola e che Vi invitiamo a leggere attentamente.

Ma non possiamo chiudere questo nostro comunicato n. 14 senza una ulteriore e speriamo definitiva precisazione.

 Per favore e per rispetto alla Vostra stessa intelligenza e lunga esperienza in direzione centrale e filiali, smettetela di sostenere quanto sostengono i Liquidatori e i tre legali che avete come riferimento (Avvocati Iacoviello, Fasano e Civitelli) a proposito dell’Accordo Unp/Anpecomit, e cioè che Loro e Voi l’avete difeso e che l’Anpecomit lo ha affossato.

Così facendo, fate veramente torto al buon senso ed alla conosciuta evidenza dei fatti.

Lo sanno tutti che Noi abbiamo revocato i tre Legali proprio perché, contro il nostro parere, hanno voluto introdurre in Cassazione, attraverso un “ricorso incidentale”, ciò che non era possibile introdurre: elementi non pertinenti sin dall’inizio alla causa, e cioè la richiesta di ritenere valido l’Accordo Unp/Anpecomit (e non la difesa dell’art. 27 come Voi erroneamente (?) scrivete). Il nostro legale Prof.Pileggi scriveva sul punto che presentare per l’accoglimento in Cassazione l’Accordo significava farselo affossare, era infatti  come chiedere alla Cassazione “che l’asino vola!”   L’aver chiesto, precedentemente in appello, di esaminare con favore l’Accordo Unp/Anpecomit, nato dopo la sentenza di 1° grado, era stato un nostro errore di fiducia, un nostro passo falso di cui ci siamo resi conto in ritardo. Ma, l’Accordo, una volta rigettato dall’Appello abbiamo ritenuto che non era il caso di ripresentarlo in Cassazione. La Suprema Corte, come era

elementare prevedere anche per un principiante di cose legali, ha evitato di considerare, dichiarando inammissibile il “ricorso incidentale” e non certo perché i nostri si sono dissociati ma perché ancora non c’è in natura chi possa sostenere che l’asino vola, parafrasando l’esempio precedente.

Quindi la responsabilità del NO della Cassazione all’Accordo è solo ed esclusivamente Vostra e di chi ha voluto e sostenuto il ricorso incidentale, perso in partenza. Non certo nostra, come impudentemente sostenete.     

In seguito siamo stati Noi, da soli senza più l’appoggio di UNP e con la dichiarata e ironica avversione Vostra (ormai fuori da noi e costituitiVi in “Amici Comit”) e dei Vostri legali a portare avanti in Tribunale una richiesta di coinvolgimento dei Liquidatori nella sostanza e nella forma dell’Accordo (il famoso LIBRONE).

Ma quando in apertura dell’udienza del 7.11.2013, il legale dei Liquidatori ha presentato lo Stato Passivo,  due ore prima depositato al Giudice Fallimentare ove si respingevano tutte le istanze degli insinuanti, quella primaria art. 27 e quella in subordine derivante dall’Accordo Unp/Anpecomit, e ha dichiarato l’assoluta indisponibilità  da parte del Fondo a convenire sull’Accordo Unp/Anpecomit, il Prof. Pileggi, con noi d’accordo, ha chiesto l’accertamento dell’inadempimento del Fondo e la conseguente risoluzione dell’Accordo, riservandosi l’azione di risarcimento danni, unica strada per consentire ai singoli istanti  di poter richiedere in sede di opposizione l’intero credito derivante dall’art. 27.

Il Giudice di lì a pochi giorni ha dichiarato l’Accordo Unp/Anpecomit fra le richieste improcedibili, stante la procedura fallimentare in corso, facendolo rientrare nell’ambito del solito “mantra”: c’è la procedura fallimentare e niente può essere proposto.  E’ documentabile anche il quel caso la gioia Vostra e dei Vostri legali. 

Da quel momento in poi, coerentemente, il Prof. Pileggi ha impostato i ricorsi contro lo Stato Passivo chiedendo solo l’art.27, comunicando a tutti i suoi ricorrenti l’inutilità e la incongruenza del continuare a proporre in subordine, come fatto prima in fase di insinuazione, l’applicazione delle minori cifre derivanti dal defunto cartastracciato Accordo Unp/Anpecomit.

Questa è la storia ed a questa bisogna attenersi, senza ricorrere ad arbitrarie e malevole interpretazioni.

Precisiamo infine che la Cassazione, da Voi citata in soccorso alla Vostra incredibile acquiescenza alle tesi dei Liquidatori, ha riguardato solo il progetto di riparto del Fondo, dichiarandolo anzi confermandolo definitivamente illegittimo, ha detto, è vero, che la procedura para-fallimentare applicabile al caso  è consentita in via analogica, ma non ha MAI esaminato l’aspetto art. 27, (Voi dite, per l’appunto, “senza entrare nel merito dell’art. 27”) peraltro MAI portato alla sua evidenza e giudizio.

Art.  27 che deve PRECEDERE, a nostro avviso, la procedura fallimentare: prima saldare i debiti pregressi e poi distribuire i residui in regime di par condicio! 

Utopia nostra, far valere l’art. 27 per tutti?  Noi che crediamo nella giustizia e nel diritto, pensiamo di no.

Il contrario dell’utopia in questo caso sarebbe supina e opportunistica adesione all’arroganza di chi sceglie arbitrariamente e senza MAI fornire adeguate e convincenti giustificazioni, non solo di carattere morali e di buon senso ma neanche di carattere giuridico, su chi ha diritto e chi no.

In assenza di risposte e proposte adeguate sarebbe meglio per tutti aspettare le sentenze fino all’ultimo grado di giudizio, senza più ironie e illusioni. Ognuno faccia la sua strada.

Non c’è bisogno di aspettare 10 giorni.

Ricambiamo cordiali saluti.  

Antonio Maria Masia,  Presidente Anpecomit. Valledoria 24-7-2015

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